Latino e informatica: una proposta di et … et nella società dell’aut … aut

Scritto da Alice Borgna. Pubblicato in: Orizzonti

L’intervento prende in considerazione vari aspetti della biblioteca digitale DigilibLT (Digital Library of late antique Latin Text), illustrando non solo le sue funzioni, ma anche le problematiche incontrate nelle fasi di progettazione, al fine di mostrare come l’arricchimento scientifico di un prodotto digitale non si limiti alle sue possibilità di utilizzo, ma si sviluppi anche a partire dalle riflessioni necessarie alla sua realizzazione. 

Ulteriore approfondimento sarà poi dedicato alla valenza formativa di un progetto che combina un forte contenuto disciplinare ai più recenti approcci delle Digital Humanities. In un panorama globale in cui gli studi umanistici attraversano una fase di seria crisi, sempre più spesso il mercato del lavoro richiede anche al curriculum accademico di un classicista la presenza di competenze digitali, un’esigenza che, tuttavia, non di rado si scontra con il legittimo desiderio di non vedere snaturata la propria formazione. Tra le varie soluzioni possibili si propone la positiva esperienza maturata dal progetto, derivata dalla ferma volontà di mantenere all’interno del gruppo ogni passaggio della lavorazione dei testi. La conseguente necessità di costituire una squadra ampia e composita ha così reso DigilibLT un vero e proprio investimento sui giovani, protagonisti di un progetto formativo ad ampio raggio che ha coinvolto dagli assegnisti post-dottorato fino ai liceali dei progetti di alternanza scuola-lavoro. 

Current economic realities have placed Classics in a state of deep crisis, and the job market increasingly rewards graduates whose curricula vitae demonstrate proficiency more in new technical skills than in language and literature. It is nevertheless difficult to maintain the balance between encouraging these now-unavoidable changes and the understandable desire to avoid distorting the discipline. 

Starting from the case-study of DigilibLT (Digital Library of Late Antique Latin Texts) and by showing how the creation of a digital library can spawn new philological projects, the paper supports the common intuition that investing in young scholars, training, cooperation, and open access can support Classics and Humanities studies not only to survive, but even to flourish again in the digital age.

 

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