"Vitae praecepta beatae". Dialogo e voci in Hor. "Sat." II 3, II 4 e II 7

Scritto da Lorenzo De Vecchi.

All'interno del II libro delle Satire, il significato di II 3, II 4 e II 7 presenta speciali difficoltà, che riguardano il complesso rapporto tra le diverse voci che vi prendono parte: il personaggio di Orazio, i suoi interlocutori, gli autori dei monologhi che occupano il centro di ciascuna satira, Orazio l'autore e, naturalmente, il lettore. Questo articolo vuole mettere in rilievo l'autonomia e l'autorità che, come già altri hanno notato, questi monologhi assumono nelle rispettive satire. L'ironia dell'autore si può percepire piuttosto nella cornice dialogica dei componimenti, dove la voce di Orazio agisce come una sorta di specchio deformante rispetto a quella dell'interlocutore. Dunque serietà e parodia, elaborazioni filosofiche e negazione di ogni dogmatismo filosofico, sono strettamente congiunte in satire che costituiscono variazioni sul tema nullius iurare in verba magistri. La difficoltà di lettura dipende appunto dalla raffinata ambiguità di questi componimenti.

Within the second book of Horace's Satires, the meaning of II 3, II 4 and II 7 is especially ambiguous. The difficulty lies in the complex relationship among the several voices that take part in these dialogues: Horace's persona, his interlocutors, the authors of the monologues in the middle of each satire, Horace the author and, of course, the reader. This article focuses on the fact that each monologue, as several scholars have noticed, has some autonomy and accordingly some authority within the respective satire. The irony of the satiric voice can be rather perceived in the dialogic section of the three satires: here Horace is like a deforming mirror for the voice of his interlocutor. Seriousness and parody, "philosophical" proposals and the negation of any philosophy are intertwined in these satires, variations on the theme nullius iurare in verba magistri. The disorientation in the reading depends upon this refined ambiguity.

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