Per un’edizione del prologo dei "Menaechmi"

Scritto da Giorgia Bandini.

Nel prologo dei Menaechmi, così come si presenta nella tradizione manoscritta, rappresentata in questo caso dai soli Palatini, sono state rilevate incoerenze ed incertezze tali da evocare l’ombra di un retractator e da proporre l’espunzione di questo o quel verso o, ancora, una differente disposizione dei versi (da ultimo Gratwick traspone i vv. 72-76 dopo il v. 10, ipotesi accolta anche nella recente edizione di de Melo). Forse quelle che sono state avvertite come difficoltà messe in conto a tagli, aggiunte e rifacimenti successivi dipendono invece dalla vena di Plauto, dal suo gusto per certe ‘potenzialità’ della vicenda, anche a scapito di qualche incoerenza, e soprattutto dalla logica stessa della comunicazione teatrale. Invece quanto al v. 13, una diversa lettura metrica, con due iati stilistici, risolverebbe i problemi testuali.

In the prologue of Menaechmi, according to the manuscript tradition which is given to us by the Palatine, so many incoherences and uncertainties have been found that the idea of a retractator has been raised, and the expunction of some verses, along with the idea of a different disposition, has been proposed (for example Gratwick transposed the vv. 72-76 after v. 10, and the same can be found in de Melo’s latest edition). It might be the case, instead, that what has been passed for difficulties caused by cuts, addition or manipulation are really Plauto’s choices based on his taste for the ‘potential’ of the tale, even if that means to be incoherent and to go against the basic logic of theatrical communication. Regarding v. 13, instead, a different metric reading, with two stylistic hiatuses, would solve any textual problem.

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