Riflessioni sul "De beneficiis" di Seneca: per una pragmatica del dono

Scritto da Simona Laura Rampulla.

Nel De beneficiis di Seneca l'ingratitudine è interpretata come fenomeno alla base della stasi del bene facere e del decadimento della società in generale, ma essa è anche spia della logica utilitaristica sottesa alla pratica benefica. L'analisi pragmatica condotta su De ben. 7, 29, 1s. e 7, 32, 1 permette di evidenziare come il dans, abbandonando le disfunzionali strategie di comunicazione, abbia la possibilità di agire sul comportamento dell'accipiens. Il dans, a dispetto dell'ingratitudine dell'accipiens, è eticamente obbligato ad assolvere al suo ruolo elargendo nuovi benefici (pertinacia in dandum che è segno di bona voluntas) e grazie alla reiterazione del dono riesce a rendere grato l'accipiens e a dare avvio al meccanismo di reciprocità. L'abbandono della logica della computatio, che proviene dal concetto di bene ponere e che implica il binomio oppositivo damnum/lucrum, e l'adozione di un'idea non utilitaristica di beneficium, non è utile semplicemente alla realizzazione di entrambi gli attori, ma dà pragmaticamente inizio a un processo di “contagio di virtù” che ha il valore aggiunto di porre fine all'ingratitudine dell'accipiens.

In Seneca's De beneficiis, ingratitude is seen as the origin of stasis in the process of bene facere and, in general, as the decay in society, but it also reveals that behind benefits practice there is a utilitarian logic. The pragmatic analysis on De ben. 7, 29, 1s. and 7, 32, 1 has allowed us to notice that when the dans stops demanding the benefit back or stays his complaints about its loss he has the possibility to condition accipiens's behavior. The dans, in spite of accipiens's ingratitude, is ethically obliged to fulfill his role by giving other benefits (pertinacia in dandum which is sign of bona voluntas) and thanks to the reiteration of the gift he can make the accipiens grateful and start the reciprocity mechanism. The abandonment of the logic of computatio, which comes from the idea of bene ponere and implies the contrastive binomial damnum/lucrum, and the adoption of a non-utilitarian concept of beneficium, is not just useful for the realization of both social actors, but it starts a pragmatic process of “contagion of virtues” in the second actor which also stops the accipiens's ingratitude.

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